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Che cosa vedranno gli astronauti di Artemis II sulla parte nascosta della Luna

Contenuto sviluppato con intelligenza artificiale, ideato e revisionato da redattori umani.
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Quando Orion passerà dietro la Luna, gli astronauti di Artemis II entreranno nella fase più affascinante dell’intero sorvolo. Davanti a loro si aprirà la parte nascosta del satellite, cioè la faccia lunare che dalla Terra non possiamo osservare direttamente. Per l’equipaggio sarà un’osservazione breve, concentrata e molto diversa da quella che il pubblico terrestre ricava dalle immagini astronomiche o dalle mappe scientifiche. In quel momento conteranno insieme la traiettoria della capsula, l’angolo della luce solare, la rapidità del passaggio e il forte contrasto che caratterizza il paesaggio lunare.

Anche la parte nascosta della Luna riceve luce solare come qualunque altra zona del satellite. La differenza dipende dalla posizione dell’osservatore. Dalla Terra vediamo sempre lo stesso emisfero lunare, mentre l’altro resta fuori dalla visione ordinaria. Questo dato geometrico, da solo, basta a dare al flyby un carattere particolare, perché l’equipaggio si troverà a guardare un paesaggio che nella vita quotidiana terrestre resta assente.

Le condizioni di luce dipendono dal momento effettivo del lancio, perché la geometria fra Sole, Luna e Orion al flyby cambia in funzione del timing reale della missione, e con essa cambia la distribuzione della luce sulla superficie. In questa missione di Artemis II, la parte nascosta risulterà illuminata solo parzialmente durante il flyby. La porzione colpita direttamente dal Sole apparirà con forte contrasto. La superficie lunare riflette una quantità di luce relativamente modesta, eppure sotto illuminazione diretta mostra con chiarezza crateri, pendii, scarpate, dorsali e grandi bacini d’impatto. La luce obliqua prevista per questa missione favorirà la lettura del rilievo, perché le ombre allungate renderanno più evidenti i margini delle strutture geologiche, le differenze di quota e il profilo dei principali elementi del terreno. In pratica, gli astronauti vedranno una superficie articolata, in cui la luce definirà le forme e renderà più leggibile la struttura del terreno.

Questo tipo di illuminazione ha un valore visivo molto preciso. Una luce più inclinata mette in evidenza il rilievo meglio di una luce frontale, che tende a ridurre la percezione della profondità. Con il Sole posto in una geometria favorevole, i crateri acquistano maggiore definizione, i bordi dei bacini si leggono con più nettezza e i pendii mostrano più chiaramente le loro differenze. Gli astronauti vedranno quindi, nelle aree illuminate, una topografia leggibile e una tessitura del suolo resa più netta dal rapporto fra luce e ombra. Questo renderà la parte nascosta, nei settori esposti al Sole, un paesaggio duro, dettagliato, ricco di segni geologici.

Ci sarà anche una differenza importante rispetto alle immagini a cui il pubblico è abituato. Le fotografie lunari più note sono spesso il risultato di riprese elaborate, ottenute con strumenti, tempi e condizioni di esposizione che permettono di bilanciare il contrasto. Gli astronauti, invece, osserveranno attraverso i finestrini di Orion un ambiente reale in movimento, con una separazione molto netta fra zone luminose e zone in ombra. La loro esperienza visiva dipenderà quindi dal comportamento fisico della luce sul paesaggio e dall’adattamento immediato dell’occhio umano a una scena molto contrastata.

Le zone escluse dalla luce diretta del Sole avranno un aspetto molto più severo di quello a cui siamo abituati sulla Terra. Sulla Luna manca un’atmosfera capace di diffondere la luce e di schiarire le ombre. Esiste soltanto un’esosfera estremamente tenue, troppo rarefatta per produrre un effetto paragonabile a quello del cielo terrestre. Per questo il passaggio fra terreno illuminato e terreno in ombra risulta brusco e il buio conserva una profondità molto maggiore rispetto a quella che sperimentiamo ogni giorno sul nostro pianeta.

Sulla Terra l’aria partecipa sempre all’illuminazione del paesaggio. Anche quando una zona si trova fuori dalla luce solare diretta, il cielo continua a riversare una certa quantità di luminosità diffusa sulla superficie. È uno sfondo luminoso costante che attenua i contrasti e conserva nelle ombre una certa leggibilità. Sulla Luna questo contributo praticamente scompare. Dove il Sole arriva, la superficie viene colpita con chiarezza. Dove il Sole manca, la luce disponibile si riduce drasticamente. Questa semplicità fisica rende il paesaggio lunare molto più netto nei suoi contrasti.

Le aree della parte nascosta escluse dalla luce diretta del Sole appariranno agli astronauti quasi nere. Il termine “quasi” mantiene precisione scientifica, perché una minima quantità di luce può arrivare da riflessi locali fra superfici vicine, per esempio lungo il bordo di un cratere o su una parete colpita indirettamente. Si tratta comunque di un contributo debolissimo, insufficiente a schiarire davvero il paesaggio. Agli occhi degli astronauti, e ancora di più nelle riprese esposte per le zone illuminate, questi settori appariranno quindi come aree molto scure, con pochi dettagli immediati e un aspetto complessivo vicino al nero.

Un altro elemento chiarisce ulteriormente il quadro. Sulla parte nascosta della Luna la Terra resta fuori dal cielo lunare. Questo esclude la luce riflessa terrestre, la cosiddetta earthshine, che dalla Terra conosciamo come luce cinerea sulle falci lunari. Quel chiarore, visibile quando la luce del Sole rimbalza dalla Terra verso la faccia lunare rivolta nella nostra direzione, qui non entra in gioco. Sulla parte nascosta manca dunque anche questa sorgente di schiarimento.

Il quadro complessivo sarà quindi quello di una Luna divisa in due regimi visivi molto differenti. Da una parte ci saranno superfici leggibili, grigie, articolate, modellate da ombre lunghe che metteranno in evidenza il rilievo. Dall’altra parte compariranno aree con pochissimi dettagli immediati, perché la luce disponibile lì sarà estremamente scarsa. La parte nascosta, durante questa missione, non apparirà come una distesa uniformemente buia e neppure come una faccia interamente esposta al Sole. Gli astronauti vedranno una superficie parzialmente illuminata, costruita da una netta alternanza fra regioni osservabili con chiarezza e regioni immerse in un’oscurità molto profonda.

Anche la traiettoria di Orion avrà il suo peso. La capsula non resterà immobile davanti al paesaggio lunare, e il punto di osservazione cambierà progressivamente lungo il flyby. Questo significa che la superficie verrà vista come un ambiente reale in rapido scorrimento, dentro una dinamica di volo che modificherà via via l’angolo di visuale e la distribuzione apparente della luce. Alcuni rilievi entreranno nel campo visivo, altri usciranno rapidamente, e il rapporto fra settori chiari e settori scuri si ridefinirà continuamente nel corso del passaggio.

Guardare la parte nascosta della Luna da Orion significherà osservare un paesaggio che cambia mentre la capsula lo sorvola, con una percezione della superficie sempre guidata dalla luce disponibile in quell’istante. I rilievi principali risulteranno più leggibili nei settori esposti al Sole, mentre le aree in ombra conserveranno un aspetto più chiuso e selettivo. La scena complessiva avrà dunque una forte impronta fisica e geometrica, determinata direttamente dalle condizioni reali della missione.

Per questo la parte nascosta vista da Artemis II non può essere descritta in modo generico. Conta la traiettoria, conta il momento del sorvolo, conta soprattutto la finestra di lancio che ha fissato la geometria concreta fra navicella, Luna e Sole.

Per chi seguirà la missione dalla Terra, foto e video del tratto dietro la Luna arriveranno dopo il blackout delle comunicazioni. Durante quel passaggio la Luna bloccherà temporaneamente il collegamento radio con Orion, quindi le immagini raccolte dagli astronauti resteranno a bordo fino al ritorno del segnale. Solo dopo la riacquisizione delle comunicazioni una parte del materiale potrà essere trasmessa ai team a Terra e successivamente resa pubblica. Le prime immagini si vedranno quindi poco dopo il blackout, mentre versioni più complete o meglio elaborate potranno arrivare nelle ore successive.