Con l’avvio dell’anno scolastico 2025/2026 le scuole italiane si trovano a operare all’interno di un nuovo quadro normativo sull’intelligenza artificiale. Il DM 166 del 9 agosto 2025 e le Linee guida allegate introducono regole e principi per l’utilizzo delle tecnologie digitali e per l’integrazione con la Piattaforma Unica. Si tratta di un documento di riferimento che delinea responsabilità e compiti, ma che lascia ampi margini interpretativi nelle fasi applicative. Le prime settimane mostrano differenze marcate tra istituti e territori, con regolamenti locali non sempre coerenti e una percezione diffusa di incertezza da parte di studenti, famiglie e personale scolastico.
Il Garante per la protezione dei dati personali ha espresso parere favorevole allo schema ministeriale. L’adeguamento comporta informative trasparenti, eventuali consensi delle famiglie, valutazioni d’impatto come la Data Protection Impact Assessment (DPIA) e la Fondamentale Relazione di Impatto sull’AI (FRIA) e aggiornamento delle procedure interne. Questi passaggi, pur necessari, hanno creato carichi organizzativi che si traducono in ritardi e scelte diverse da scuola a scuola.
Nella pratica quotidiana si osserva un panorama disomogeneo: alcuni istituti hanno già inserito norme precise nei regolamenti e nel Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF), altri si muovono ancora con circolari provvisorie. Le decisioni su strumenti ammessi, modalità di dichiarazione dell’uso dell’intelligenza artificiale nei compiti e forme di verifica non sono uniformi. Ne risultano differenze tra ordini di scuola e anche tra classi parallele dello stesso indirizzo.
Le Linee guida ministeriali stabiliscono i principi generali, ma gli esempi operativi sono scarsi. Di conseguenza, dirigenti e consigli di classe adottano interpretazioni autonome su dispositivi, piattaforme, account e conservazione dei materiali. L’assenza di modelli standardizzati complica il compito delle segreterie e dei docenti che devono gestire comunicazioni, modulistica e richieste di chiarimento.
Anche la comunicazione verso famiglie e studenti risente di questa variabilità. Alcuni istituti informano attraverso bacheche elettroniche, altri con circolari sul sito o incontri dedicati. La quantità e la chiarezza delle informazioni cambiano da un contesto all’altro, contribuendo alla sensazione di un quadro non ancora definito.
Il livello infrastrutturale aggiunge ulteriori differenze. Scuole dotate di reti aggiornate e dispositivi adeguati hanno potuto introdurre le novità più rapidamente; altre rinviano l’adozione a momenti successivi dell’anno. Questo incide sulla possibilità di distinguere tra ambienti scolastici e personali e sulla gestione dei dati prodotti.
La formazione del personale procede in maniera irregolare. Alcuni corsi si concentrano sugli aspetti giuridici e amministrativi, altri sui profili tecnici, altri ancora su procedure organizzative. La mancanza di un percorso unitario porta a interpretazioni non uniformi della normativa.
Nel complesso, il sistema sta evolvendo ma con velocità e modalità diverse. La disomogeneità riguarda tempi, regolamenti interni, dotazioni tecniche e canali di comunicazione. Finché non saranno forniti esempi applicativi chiari e materiali di supporto immediatamente utilizzabili, resterà una situazione frammentata che rende difficile per studenti, famiglie e docenti muoversi con certezza all’interno del nuovo quadro normativo.

Studiare con l’AI – Metodo e strumenti per i primi mesi di scuola
Quest’opera è una guida pratica pensata per accompagnare gli studenti nel ritorno a scuola e durante i primi mesi di studio, fino alle vacanze di Natale. L’intelligenza artificiale è presentata come un supporto quotidiano: aiuta a spiegare i concetti, proporre esercizi, organizzare materiali e scandire i tempi di lavoro, senza sostituire l’impegno personale.
La struttura segue un percorso gr…

