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Il rapporto EY European AI Barometer 2025 offre una panoramica ampia e dettagliata sull’adozione dell’intelligenza artificiale in Europa e sugli effetti percepiti nei contesti lavorativi ed economici. L’indagine ha coinvolto quasi cinquemila tra manager e dipendenti non esecutivi, distribuiti in ventuno settori e nove paesi europei, con lo scopo di delineare atteggiamenti, esperienze concrete e aspettative future rispetto all’impiego delle tecnologie AI. L’obiettivo dichiarato è comprendere in che modo le imprese e la forza lavoro stiano vivendo la trasformazione digitale e quali strategie si stiano delineando per affrontarla.

I dati mostrano un’accelerazione significativa: il 78% dei lavoratori ha dichiarato di aver utilizzato strumenti basati sull’AI, un incremento rispetto al 72% dell’anno precedente. L’adozione è particolarmente avanzata in settori come tecnologia, media, manifattura avanzata, energia e servizi finanziari, mentre rimane arretrata nella pubblica amministrazione e in ambito sanitario. Le opinioni complessive si sono fatte più favorevoli: il 70% degli intervistati manifesta un atteggiamento positivo, con un aumento di sette punti percentuali rispetto al 2024. Le differenze emergono però chiaramente se si analizzano le categorie: i manager mostrano un tasso di entusiasmo decisamente più alto rispetto ai dipendenti, gli uomini superano le donne nel livello di fiducia e i giovani si dimostrano molto più propensi all’adozione rispetto alle generazioni più anziane, che rimangono scettiche o caute.

L’esperienza pratica con gli strumenti disponibili è valutata positivamente dall’83% degli utenti. Tra le applicazioni più diffuse si trovano la generazione di testi e contenuti, l’uso di chatbot e assistenti vocali, i sistemi di traduzione automatica. Meno diffusi, ma in crescita, sono i programmi per la sintesi vocale, la trascrizione di riunioni e l’ottimizzazione dei processi di gestione aziendale. Tuttavia, accanto a questi riscontri positivi, emergono anche preoccupazioni concrete: il 42% degli intervistati teme un impatto negativo sul proprio ruolo, con i timori più marcati nei settori agricolo, scientifico e bancario. Tre quarti del campione ritengono che l’automazione porterà a una riduzione della forza lavoro, con le funzioni amministrative considerate le più esposte, seguite da quelle di servizio al cliente e da alcune mansioni creative. I ruoli manageriali, invece, sono percepiti come meno vulnerabili, anche se gli stessi manager dichiarano che le loro attività subiranno cambiamenti rilevanti.

Il tema della formazione assume una centralità crescente. Il 57% dei lavoratori afferma di aver intrapreso percorsi di apprendimento dedicati all’AI, con un aumento di venti punti percentuali rispetto al 2024. Una parte significativa di questa formazione avviene su base privata, soprattutto tra i più giovani, mentre le iniziative organizzate dalle aziende restano giudicate insufficienti da gran parte del personale. Solo un quarto dei dipendenti ritiene adeguati i programmi di training messi a disposizione, mentre i manager si dichiarano molto più soddisfatti. Questa divergenza di percezione evidenzia la necessità di colmare un divario che rischia di rallentare l’adozione diffusa delle competenze necessarie.

Dal punto di vista normativo, un ruolo chiave è svolto dall’AI Act europeo, entrato recentemente in vigore. Il 61% degli intervistati ritiene che questa cornice legislativa avrà un impatto positivo sulle proprie organizzazioni. Le aspettative si concentrano soprattutto sulla garanzia di maggiore chiarezza in materia di privacy, sicurezza dei dati, trasparenza e requisiti etici. Tuttavia, molte imprese non dispongono ancora di politiche interne coerenti o di sistemi strutturati di gestione dei rischi, esponendosi a vulnerabilità potenzialmente gravi. Solo un quarto delle aziende intervistate ha dichiarato di utilizzare valutazioni formali del rischio quando si tratta di decisioni legate all’AI.

I benefici economici, secondo i dati raccolti, sono già tangibili. Il 56% delle organizzazioni ha registrato un aumento dei profitti o una riduzione dei costi grazie all’introduzione dell’AI, con un progresso di undici punti rispetto al 2024. Le performance più rilevanti si osservano nei settori della manifattura avanzata, dell’agroindustria e dello sport, dove l’efficienza e la produttività hanno conosciuto incrementi consistenti. Più contenuti, invece, i risultati riportati nel settore pubblico e nella sanità. Anche la produttività dei lavoratori registra miglioramenti: il 43% del campione afferma di aver beneficiato direttamente di strumenti AI, con differenze significative tra manager, che parlano di un forte incremento, e dipendenti, che percepiscono un vantaggio meno evidente. Questa distanza di valutazione sottolinea la necessità di sistemi di misurazione trasparenti e condivisi per quantificare i reali effetti dell’AI sul lavoro quotidiano.

In conclusione, il rapporto mette in luce un processo di adozione in rapida crescita ma non privo di squilibri. Per trarre pieno vantaggio dal potenziale dell’intelligenza artificiale, le imprese europee sono chiamate a rafforzare gli investimenti in tecnologia e formazione, a definire strategie chiare di medio e lungo termine e a introdurre meccanismi di governance capaci di gestire rischi e responsabilità. La prospettiva è quella di un’adozione sempre più capillare, con conseguenze profonde sulle modalità di lavoro, sull’organizzazione interna delle aziende e sull’economia complessiva, ma anche con un ampio margine di miglioramento per quanto riguarda la qualità della formazione, la comunicazione interna e la creazione di regole condivise che possano sostenere uno sviluppo equilibrato e inclusivo.

Evoluzione dell’utilizzo di strumenti AI dal 2024 al 2025
Atteggiamento positivo verso l’AI per genere e ruolo
Esperienze positive con l’AI nei diversi paesi
Impatto economico percepito in termini di profitti e costi

Miglioramento della produttività secondo diversi gruppi