Sedici milioni di persone e oltre un miliardo di minuti al mese: le applicazioni di intelligenza artificiale stanno diventando una presenza stabile nella vita online degli italiani. Il nuovo comunicato basato sui dati MyMetrix di Comscore, diffuso a inizio dicembre, fotografa un passaggio di scala molto netto: l’uso di questi strumenti è ormai lontano dall’essere una curiosità da pionieri e si inserisce nelle abitudini digitali di una parte molto ampia della popolazione connessa.
Nel giro di dodici mesi gli utenti mensili di almeno un’app di intelligenza artificiale sono cresciuti dell’89 per cento, fino a superare ad ottobre quota 16 milioni, pari al 35 per cento della popolazione online italiana. All’interno di questa platea poco meno di tre milioni di persone nel mese preso in esame hanno utilizzato due o più applicazioni, segno di una familiarità crescente con un ecosistema che non si esaurisce in un singolo servizio. Ancora più impressionante è il salto nei volumi di utilizzo: le pagine viste sono quasi triplicate, fino a 338 milioni, mentre il tempo complessivo speso dagli italiani su queste piattaforme ha superato un miliardo di minuti al mese, con un aumento annuo del 154 per cento.
Dentro questo scenario spicca un protagonista assoluto. ChatGPT raggiunge 14,7 milioni di utilizzatori mensili, praticamente tre volte la base utenti di ottobre 2024, quando superava di poco i 5 milioni. È l’applicazione di intelligenza artificiale più usata in modo schiacciante, la porta d’ingresso privilegiata a questo nuovo tipo di interazione con i contenuti digitali. In parallelo entra in scena un secondo nome, Perplexity, che a ottobre arriva a 745 mila utilizzatori con un tasso di crescita annuale del 2351 per cento, cifra che rende bene l’idea di quanto velocemente possano affermarsi nuovi strumenti quando intercettano il bisogno di risposte rapide, sintesi e ricerche conversazionali.
La fotografia diventa ancora più interessante quando si guarda alla composizione demografica. Nella fascia 15–24 anni l’applicazione di OpenAI raggiunge un livello di penetrazione del 49,1 per cento: quasi un ragazzo su due, tra chi è connesso, utilizza ChatGPT. Il dato che colpisce di più è il confronto con i social: in questo segmento ChatGPT con i suoi 3 milioni di utenti è il quinto player digitale per numero di utilizzatori, davanti a TikTok, che si ferma a 2,8 milioni, e a Instagram, a quota 2,7 milioni. Questo ribaltamento della gerarchia tradizionale suggerisce che per una parte consistente dei giovani italiani l’intelligenza artificiale è ormai percepita come una vera interfaccia quotidiana, una presenza che affianca i social della generazione precedente e in molti casi ne anticipa l’uso.
Comscore sottolinea anche le differenze nei comportamenti di fruizione: i giovani che usano ChatGPT risultano più attivi rispetto ai coetanei che non lo utilizzano soprattutto su alcuni ambiti di contenuto. Nei servizi finanziari il distacco arriva a 31 punti percentuali, nella musica a 26 punti, nei viaggi a 22 punti. In altri termini, chi integra abitualmente l’intelligenza artificiale nelle proprie ricerche online tende a muoversi di più tra siti e servizi che riguardano il denaro, l’organizzazione del tempo libero e lo spostamento fisico. È un indizio interessante di come questi strumenti possano agire da moltiplicatore di esplorazione, facilitando l’accesso a informazioni utili per scelte concrete.
L’adozione resta molto forte anche tra i 25 e i 34 anni, dove la penetrazione di ChatGPT tocca il 47,8 per cento del target. Il quadro cambia invece sul fronte anagrafico più maturo, quello degli over 45, dove gli utilizzatori hanno quasi quadruplicato la loro consistenza in un anno, raggiungendo 5,86 milioni con una crescita del 291 per cento. È un dato che rompe il cliché dell’intelligenza artificiale usata solo dai giovanissimi e mostra come la curva di apprendimento si stia accorciando anche per chi ha alle spalle una lunga storia di uso tradizionale del web.
Interessante anche la descrizione del profilo di questi utenti più maturi. Chi usa ChatGPT oltre i 45 anni, rispetto alla media dei coetanei online, dedica meno attenzione ai contenuti sportivi e mostra un minore interesse per le notizie finanziarie e politiche. La fotografia che emerge è quella di un pubblico che utilizza l’intelligenza artificiale con una prospettiva più orientata alla ricerca operativa, allo studio, alla vita quotidiana, mentre delega ad altre fonti l’informazione di attualità. Il comunicato non entra nel dettaglio delle professioni o dei livelli di istruzione, ma i dati sulla dieta mediatica suggeriscono una relazione stretta tra questi strumenti e i percorsi individuali di formazione continua.
Sul piano temporale, il nuovo report arriva a consolidare una tendenza già emersa in primavera, quando le stesse rilevazioni MyMetrix indicavano 13 milioni di italiani che avevano utilizzato almeno una applicazione di intelligenza artificiale generativa nel solo mese di aprile, con ChatGPT fermo allora a 11 milioni di utenti. In pochi mesi il fenomeno appare quindi passato da fase di accelerazione a dimensione di massa stabile, con l’aggiunta di diversi milioni di persone e di una quota crescente di tempo dedicato a queste piattaforme.
Nel commento che chiude il comunicato, Fabrizio Angelini, CEO di Sensemakers, richiama il ritardo con cui si è cominciato a riflettere in modo sistematico sugli effetti dei social network, a oltre vent’anni dal loro lancio, proprio mentre l’intelligenza artificiale sta introducendo trasformazioni profonde nell’uso della rete. Il passaggio interessante riguarda il tipo di attività coinvolte: si parla di formazione e sviluppo della conoscenza, attività che spesso richiedono attenzione lunga, confronto con molte fonti e produzione di output personali.
In questa cornice i numeri di Comscore suggeriscono che l’Italia non sta semplicemente aggiungendo una nuova categoria di app alla propria dieta digitale. L’intelligenza artificiale entra nelle abitudini con ritmi di crescita vicini a quelli delle piattaforme social nei loro anni di espansione, ma guida gli utenti verso contesti in cui la ricerca di informazioni, lo studio e la pianificazione pratica hanno un ruolo importante. La sfida, per chi si occupa di contenuti, formazione, servizi e media, è capire come dialogare con questa nuova interfaccia, che per milioni di italiani è già diventata un alleato quotidiano per orientarsi nel flusso del web.

