Made by Google ’25 spinge i Pixel nel territorio degli assistenti personali agentici, con un’AI che comprende il contesto, agisce su richiesta e si estende oltre il telefono a orologio, auto, TV e dispositivi domestici. Rick Osterloh ha ribadito la direzione: un assistente universale, personale e capace di agire, presente sullo sfondo e attento alla privacy, in arrivo su sempre più categorie di device entro l’autunno.
La nuova gamma nasce attorno a Tensor G5 e a una dotazione di memoria definita “livello laptop”, pensata per sostenere le funzioni Gemini e i futuri aggiornamenti di AI lungo tutto il ciclo di vita. Google promette sette anni di update di sistema e sicurezza, rafforzati dai Pixel Drops che aggiungono funzioni nel tempo. L’obiettivo è trasformare il telefono in una piattaforma in evoluzione, con potenza e longevità adeguate ai modelli generativi di prossima generazione.
Sul piano dell’assistenza quotidiana, Magic Cue mostra come l’AI possa unire contenuti e app. Il sistema capisce l’intento, recupera l’informazione utile da e-mail, messaggi o prenotazioni, propone azioni già pronte e le inserisce anche durante una chiamata. Tutto avviene sul dispositivo, con elaborazione locale e dati personali che restano privati.
Gemini Live aggiunge la comprensione visiva in tempo reale: si condivide la fotocamera e l’assistente supporta attività pratiche, studio o hobby con istruzioni contestuali. La dimostrazione “Swap Sports” con Giannis Antetokounmpo e Lando Norris sintetizza bene la direzione: un’AI multimodale che osserva, risponde e guida l’azione.
Sulle comunicazioni, la traduzione di chiamate in tempo reale avviene interamente sul telefono, riproducendo le voci dei parlanti con intonazione naturale. È una funzione di impatto per conversazioni multilingua, utile senza passare da servizi esterni e senza inviare audio al cloud.
La fotografia resta un pilastro, con componenti hardware e modelli generativi a supporto creativo e operativo. Pixel 10 Pro introduce Pro Res Zoom fino a 100x e rivendica “la migliore fotocamera Pixel di sempre”, mentre Camera Coach guida l’inquadratura con suggerimenti step-by-step e Google Photos consente editing testuale (“chiedi e fa lui”). Persino la produzione video professionale diventa un caso d’uso reale: i Jonas Brothers hanno girato un intero videoclip con Pixel 10.
Sul design, il Pixel 10 Pro Fold porta l’impermeabilità IP68 nel mondo dei pieghevoli, con Google che lo dichiara “il primo” di questa categoria. Accanto ai telefoni arriva Pixelsnap, un sistema di aggancio magnetico per accessori e ricarica compatibile anche con gli accessori MagSafe.
L’ecosistema indossabile sposta il baricentro dell’AI su polso e audio. Pixel Watch 4 introduce riconoscimento attività di nuova generazione che apprende la routine, GPS a doppia frequenza per tracciamenti più precisi e comunicazioni satellitari on-device per contattare i soccorsi fuori rete. È l’unico smartwatch a rilevare la perdita di polso con chiamata automatica di emergenza, e abilita “Raise to Talk” per interrogare Gemini senza comandi vocali di attivazione. In arrivo anche un coach personale per la salute, costruito con Gemini dentro la rinnovata app Fitbit, con anteprima negli Stati Uniti da ottobre; il progetto è affiancato dal nuovo Performance Advisor Stephen Curry.
Sul fronte audio, Pixel Buds Pro 2 ricevono gesti della testa per gestire chiamate e messaggi, Adaptive Audio per bilanciare isolamento e suoni rilevanti, protezione dai rumori forti e interazione con Gemini Live anche in ambienti affollati. Arrivano anche i Buds 2a, più leggeri e con ANC a un prezzo definito “di valore”. Tutte migliorie coerenti con l’idea di assistenza diffusa tra più dispositivi.
A livello di suite, l’acquisto di Pixel 10 Pro o Pro Fold include un anno di Google AI Pro, che centralizza gli strumenti generativi: Veo per la creazione video da prompt o immagini, NotebookLM come assistente alla ricerca e Flow per scene cinematiche e montaggi lunghi. È un passo verso un pacchetto di capacità creative e produttive basate su modelli aggiornati nel tempo.
Il quadro complessivo indica il cambio strutturale nella dimensione degli smartphone: l’AI non è più un set di funzioni isolate, ma la logica operativa dell’intero sistema, abilitata da un SoC progettato per carichi generativi, memoria ampia e un orizzonte di aggiornamenti pluriennale. L’interazione si sposta verso assistenti proattivi, elaborazione on-device per privacy e latenza, collaborazione tra telefono, orologio e auricolari, estendendosi a veicoli e schermi domestici. Dopo questo evento, il telefono di fascia alta è definito dalla sua infrastruttura di intelligenza e dall’integrazione verticale che la rende disponibile in ogni gesto d’uso.

