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Nel NHS l’intelligenza artificiale entra nei flussi di lavoro: il 90% del personale dichiara di usarla

Contenuto sviluppato con intelligenza artificiale, ideato e revisionato da redattori umani.
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Una rilevazione su 1.000 professionisti sanitari britannici descrive un’adozione già estesa, concentrata soprattutto sulla riduzione delle attività amministrative. Il quadro richiede comunque cautela per l’origine dei dati e per i limitati dettagli metodologici disponibili.

L’intelligenza artificiale è già presente nel lavoro quotidiano di una parte rilevante del sistema sanitario pubblico britannico. Una rilevazione di Heidi condotta su 1.000 professionisti del National Health Service indica che il 90% degli intervistati utilizza strumenti di AI nelle proprie attività. Quasi due terzi dichiarano di impiegarli a supporto dei flussi di lavoro, con una particolare attenzione alla documentazione e agli altri compiti amministrativi.

Il dato descrive una diffusione molto avanzata, almeno all’interno del campione considerato. Il 94% dei partecipanti afferma inoltre di avere aumentato o mantenuto stabile l’uso dell’AI durante l’ultimo anno. La percentuale arriva al 96% tra medici ospedalieri, farmacisti e professionisti della salute mentale. Si tratta di dichiarazioni raccolte attraverso una survey, quindi misurano il comportamento riferito dagli intervistati e non l’utilizzo verificato su tutta la forza lavoro del NHS.

La concentrazione sulle attività amministrative aiuta a comprendere la rapidità dell’adozione. L’80% degli intervistati segnala un aumento del carico burocratico. Richieste di documentazione e altre incombenze organizzative risultano particolarmente sentite da infermieri, farmacisti e medici di base. In questo contesto, gli strumenti generativi possono offrire assistenza nella preparazione delle note, nella sintesi delle informazioni e nella produzione di documenti strutturati.

Il loro valore operativo dipende soprattutto dal tempo recuperato. Una consultazione richiede spesso di ascoltare il paziente, consultare dati precedenti e registrare quanto emerso in una forma compatibile con i sistemi sanitari. L’AI può intervenire nella fase di trascrizione o nella preparazione di una prima bozza della documentazione, lasciando al professionista la verifica clinica e la responsabilità del contenuto finale.

Questa distribuzione dei compiti riflette una tendenza più ampia nell’adozione dell’intelligenza artificiale sul lavoro. Le applicazioni che si consolidano più rapidamente sono spesso quelle inserite in procedure già esistenti, con risultati osservabili e un perimetro definito. La generazione di una bozza, la classificazione di un documento o la sintesi di una conversazione possono essere integrate gradualmente e valutate attraverso indicatori concreti, come il tempo impiegato e il numero di correzioni necessarie.

Il quadro si collega alla strategia istituzionale del NHS. Nel giugno 2026 NHS England ha annunciato l’intenzione di distribuire nuovi strumenti di intelligenza artificiale a oltre 500.000 dipendenti. L’obiettivo dichiarato è ridurre il tempo dedicato all’amministrazione e restituirlo alle attività rivolte ai pazienti. La diffusione su questa scala porta l’AI oltre la sperimentazione individuale e richiede un’infrastruttura condivisa, con strumenti approvati, regole comuni e supporto organizzativo.

Una piattaforma adottata centralmente può offrire condizioni più uniformi rispetto all’uso spontaneo di servizi scelti dai singoli lavoratori. Diventano essenziali la gestione degli accessi, la protezione dei dati, la conservazione delle informazioni e la possibilità di controllare i risultati prodotti. In ambito sanitario, questi elementi incidono direttamente sulla qualità del servizio e sulla fiducia degli utenti.

Anche l’atteggiamento dei pazienti appare favorevole. Circa il 70% delle persone considerate nella ricerca dichiara di sentirsi positivo rispetto all’uso dell’AI. Il dato suggerisce che la presenza della tecnologia durante il percorso di cura può essere accettata quando la sua funzione è comprensibile e collegata a un beneficio pratico, come una maggiore attenzione durante il colloquio o una gestione più rapida della documentazione.

Un report d’impatto di Heidi dedicato all’assistenza primaria sostiene inoltre che oltre nove pazienti su dieci si sentano più ascoltati quando i clinici utilizzano il sistema dell’azienda. Nello stesso materiale, il 95% dei professionisti coinvolti riferisce una riduzione del burnout. Sono indicazioni prodotte dal fornitore della tecnologia e vanno lette entro questo perimetro, senza estenderle automaticamente all’intero NHS o a qualsiasi strumento di AI.

L’esperienza del paziente dipende infatti da come la tecnologia viene inserita nella relazione clinica. Un sistema che prepara appunti in sottofondo può consentire al professionista di dedicare più attenzione alla conversazione. Restano necessari una comunicazione chiara sul funzionamento dello strumento, la possibilità di correggere quanto generato e procedure coerenti con le politiche locali. La qualità percepita nasce dall’insieme del servizio, non dalla semplice presenza di un modello generativo.

Per le organizzazioni sanitarie, la fase successiva riguarda la misurazione dei risultati. Il numero degli utenti attivi offre una prima indicazione dell’adozione, mentre l’efficacia richiede metriche più vicine al lavoro reale: minuti risparmiati nella documentazione, accuratezza delle bozze e impatto sulla continuità del servizio. Servono inoltre confronti tra gruppi professionali, perché una soluzione utile in medicina generale può produrre effetti differenti in farmacia o nella salute mentale.

La formazione assume un ruolo altrettanto concreto. Gli utenti devono conoscere le capacità dello strumento, i suoi limiti e le procedure previste per la revisione. Un’interfaccia semplice può ridurre la soglia iniziale, mentre l’integrazione efficace richiede competenze organizzative: sapere quali dati inserire, riconoscere un risultato incompleto e mantenere una traccia delle decisioni. Queste pratiche trasformano l’AI in una componente controllabile del flusso di lavoro.

Il caso del NHS offre indicazioni utili anche fuori dalla sanità. Redazioni, studi professionali e piccole imprese affrontano un problema simile quando gran parte del tempo viene assorbita da verbali, riepiloghi e documenti ricorrenti. L’adozione tende a produrre benefici più leggibili quando parte da un compito circoscritto, assegna una responsabilità precisa alla revisione umana e utilizza strumenti compatibili con le regole sui dati dell’organizzazione.

I numeri della ricerca descrivono quindi un passaggio dalla curiosità verso l’intelligenza artificiale a un uso inserito nelle attività ordinarie. La solidità di questa evoluzione dipenderà dalla qualità delle implementazioni, dalla trasparenza verso pazienti e lavoratori e dalla disponibilità di valutazioni indipendenti. Nel frattempo, l’amministrazione emerge come il terreno in cui l’AI può offrire il contributo più immediato: alleggerire procedure ripetitive e restituire tempo alle competenze professionali.

Fonti