Buon anno scolastico a chi entra per la prima volta in classe con lo zaino già pieno di libri e quaderni, a chi prepara una tesi con la calma di chi sa scegliere le parole, a chi insegna con l’abitudine del mestiere e l’occhio curioso, a chi accompagna i figli nei corridoi pieni di voci. Quest’anno porta con sé una svolta: gli strumenti basati sui grandi modelli linguistici (ChatGPT e simili) hanno raggiunto un livello di maturità che li rende veri compagni di studi virtuali. Non compagni di banco, poiché l’uso degli smartphone in classe resta limitato, ma presenze costanti nello studio a casa e nelle fasi di preparazione, fino agli esami che attendono i maturandi. È auspicabile che prima o poi si arrivi a una conversione completa all’editoria digitale, senza divieti per l’uso in classe di tablet e smartphone ma con una limitazione del loro impiego in una sorta di modalità scuola simile a quella aereo, alleggerendo una volta per tutte quegli zaini.
Tornando ai modelli linguistici di ultima generazione – ossia intelligenze artificiali generative multimodali e agentiche – parliamo ormai di vere e proprie ENTITA’, nel senso più operativo del termine: non i vecchi software da utilizzare con comandi rigidi, ma sistemi capaci di dialogare, argomentare, scomporre un problema e ricomporlo in un ordine chiaro. Non sono senzienti, eppure ragionano entro i limiti definiti di volta in volta, modulano il linguaggio in base all’interlocutore, tengono traccia di un discorso e producono versioni via via più mature di un’idea. Uno studente delle medie trova spiegazioni semplici e graduali, un liceale approfondisce temi complessi, uno studente universitario verifica dimostrazioni, un dottorando discute ipotesi di ricerca e bibliografia, un docente prepara materiali, un ricercatore mette alla prova alternative, un professionista esercita la capacità critica.
Questi strumenti incidono sul ciclo della conoscenza in tutte le sue fasi: dalla creazione alla conservazione, dalla condivisione all’insegnamento. L’editoria si ripensa, il giornalismo riorganizza tempi e metodi di verifica, la didattica diventa laboratorio in cui i processi emergono in trasparenza. Cambiano i ritmi di lavoro, le mappe e i riassunti si preparano più in fretta, ma soprattutto cresce la possibilità di mostrare il percorso, non solo il risultato. È un’occasione che riporta al centro la qualità delle domande e la capacità di valutarne le risposte.
Agli studenti consigliamo di usare questi modelli come un allenamento. Chiedete spiegazioni chiare, confrontate diversi approcci e annotate su un quaderno i vostri tentativi: diventeranno la memoria del metodo che state costruendo. Usateli per affrontare i passaggi difficili, ma coltivate anche il “saper fare a mano”, perché il tempo risparmiato serve a capire meglio.
Ai docenti l’augurio è di scoprire in questi strumenti un alleato di laboratorio. La lezione non perde contenuto, ma guadagna ritmo. Si progetta per fasi, si rende evidente il ragionamento, si valorizza la capacità di riformulare, si premia l’attenzione alla rifinitura. Un compito può valutare sia il risultato che il percorso: soluzioni alternative considerate, errori corretti, criteri adottati. La valutazione diventa più completa quando include autonomia e qualità della domanda iniziale. Resta centrale la relazione educativa: sguardi, pause, intuizioni nate dall’esperienza, gesti che l’AI può al momento improvvisare.
Ai genitori l’augurio è di seguire questo cambiamento con serenità e curiosità. Se a casa vedete un ragazzo dialogare con un modello, potete invitarlo con discrezione a raccontare il percorso seguito e ciò che ha compreso, senza entrare troppo nei dettagli dello studio: sarà un modo per condividere il cammino senza risultare invadenti.
Alle istituzioni l’augurio è duplice: capacità di ascolto e coraggio decisionale. Servono regole chiare, sperimentazioni monitorate, formazione costante per i docenti, investimenti in infrastrutture affidabili. La scuola migliora quando strumenti e norme dialogano bene: non basta rincorrere la novità, bisogna trasformarla in pratica didattica stabile e condivisa. E in questo quadro i divieti generalizzati all’uso degli smartphone appaiono poco lungimiranti: meglio regolamentarne l’impiego con modalità didattiche dedicate, invece di escludere strumenti che potrebbero diventare risorse preziose. Le novità migliori sono quelle che diventano invisibili perché funzionano: piattaforme sicure, reti stabili, ambienti ordinati, procedure snelle. È questa la base che permette di concentrarsi su ciò che conta: costruire comprensione.
In tutto questo, la scuola fisica resta insostituibile. L’aula, i corridoi, i laboratori, la palestra, il cortile: qui si impara a stare insieme, a parlare davanti agli altri, a riconoscere i tempi dell’attenzione, a correggersi dopo un errore fatto in pubblico. L’AI sa restituire un riassunto efficace; un compagno sa offrire un’osservazione imprevista che cambia la prospettiva. È nella presenza che nascono rispetto, intesa, ironia: ingredienti che nessun ambiente virtuale può replicare.
Sarà un anno di transizione, ed è giusto che sia così. I passaggi importanti richiedono continuità più che fretta. La tecnologia è ormai matura per sostenere compiti complessi; spetta a noi crescere nel modo in cui la interroghiamo, la integriamo, la valutiamo. Verranno nuove pratiche: appunti di metodo, consegne che chiariscono l’uso degli strumenti, alternanza tra schermo e taccuino, gruppi di studio che condividono soluzioni e percorsi. Sarà il momento di riscoprire il valore del dettaglio: la definizione precisa, il passaggio chiave di una dimostrazione, la frase che tiene insieme un capitolo.
A tutti, l’augurio più semplice e più importante: custodite la curiosità. È il motore che trasforma ogni strumento in conoscenza.

Studiare con l’AI – Metodo e strumenti per i primi mesi di scuola
Quest’opera è una guida pratica pensata per accompagnare gli studenti nel ritorno a scuola e durante i primi mesi di studio, fino alle vacanze di Natale. L’intelligenza artificiale è presentata come un supporto quotidiano: aiuta a spiegare i concetti, proporre esercizi, organizzare materiali e scandire i tempi di lavoro, senza sostituire l’impegno personale.
La struttura segue un percorso gr…

