La proposta inserita nel disegno di legge di Bilancio 2027 punta a rendere disponibili i manuali scolastici e universitari in versione digitale stampabile a un prezzo inferiore di almeno il 50% rispetto al cartaceo. L’Associazione Italiana Editori ne chiede la cancellazione. La direzione dell’intervento merita invece sostegno, insieme a un confronto serio sulla sua applicazione. Il valore del lavoro editoriale e la possibilità di studiare spendendo meno possono convivere.

La lista dei libri arriva quando i titoli sono già stati scelti. Alle famiglie resta soprattutto il compito di acquistarli, confrontando le possibilità disponibili e cercando di contenere la spesa. È da questa situazione concreta che dovrebbe partire il giudizio sulla proposta dei manuali digitali a metà prezzo. La scelta del testo passa attraverso la scuola; il costo ricade in larga parte su chi accompagna gli studenti nel loro percorso. Offrire un’edizione più economica dello stesso libro interviene proprio su questo squilibrio.
Che cosa prevede la proposta per i libri di testo
La peculiarità del mercato scolastico è descritta anche nell’indagine dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. I docenti scelgono, le famiglie o le amministrazioni sostengono la spesa, gli studenti utilizzano il prodotto. In un sistema costruito in questo modo, la capacità del prezzo di orientare direttamente gli acquisti è limitata. Chi paga dispone di una libertà di scelta diversa da quella che avrebbe acquistando un libro per il proprio tempo libero.
La proposta contenuta nell’articolo 105 del disegno di legge di Bilancio 2027 merita quindi una valutazione favorevole. Introduce un’alternativa economicamente riconoscibile per accedere ai contenuti richiesti nel percorso di studio. Al 2 novembre 2026 si tratta ancora di una proposta, suscettibile di modifiche durante l’esame parlamentare. La presentazione del disegno di legge è documentata dal Quirinale nell’atto del 30 ottobre 2026.
Secondo il testo della disposizione riportato da Tecnica della Scuola, gli editori dovrebbero rendere disponibile una versione digitale stampabile dei libri di testo scolastici e universitari indicati nei programmi di insegnamento, con un prezzo inferiore di almeno il 50% rispetto alla corrispondente versione cartacea. L’ambito è preciso. La misura riguarda questi materiali didattici, lasciando fuori un’estensione generalizzata dello stesso obbligo a qualsiasi ebook.
La licenza comprenderebbe inoltre la possibilità di produrre, a proprie spese, una sola copia cartacea completa per uso personale e di studio. La stampa potrebbe essere effettuata direttamente oppure affidata a un servizio professionale. Resterebbero vietate le copie aggiuntive e la cessione o diffusione del file e della copia ottenuta. Questi elementi, illustrati anche da Orizzonte Scuola, sono essenziali per comprendere la portata della proposta.

L’AIE ha reagito chiedendo la cancellazione della disposizione. Nel comunicato del 2 novembre, il presidente Innocenzo Cipolletta la definisce «inutile e dannosa». Le obiezioni, riportate più estesamente anche da Avvenire, riguardano le conseguenze per la filiera, la remunerazione del lavoro intellettuale, il diritto d’autore e l’assenza di un confronto preventivo. Sono questioni legittime. La richiesta di eliminare integralmente l’intervento appare però una risposta sproporzionata rispetto all’obiettivo di ampliare l’accesso ai materiali di studio.
Quanto possono risparmiare studenti e famiglie
La prima obiezione da affrontare riguarda il vantaggio per le famiglie. Per uno studente che dispone già di un dispositivo adeguato e preferisce studiare in digitale, un prezzo più basso dello stesso manuale può tradursi in un risparmio concreto. La sua entità dipenderà dalle offerte già disponibili e dal costo effettivo delle alternative. Negare in partenza qualsiasi beneficio significa trascurare proprio gli utilizzatori per i quali la scelta digitale sarebbe più conveniente.
Occorre naturalmente distinguere il prezzo dell’edizione dal costo complessivo dello studio. Il 50% previsto dalla proposta si riferisce al confronto con la corrispondente versione cartacea. Il bilancio familiare comprende anche gli eventuali dispositivi, la stampa e altre spese. Inoltre, un manuale usato oppure un’offerta sul nuovo potrebbero risultare particolarmente convenienti. Il beneficio della misura consiste nell’aggiungere una possibilità da confrontare con le altre, evitando di presentarla come un dimezzamento automatico di tutta la spesa scolastica.
Un esempio puramente illustrativo chiarisce il punto. Con un manuale cartaceo da 40 euro, una versione digitale da 20 euro rispetterebbe la soglia prevista. Chi la utilizza sul dispositivo che già possiede risparmierebbe 20 euro rispetto al prezzo cartaceo preso a riferimento. Ipotizzando ulteriori 12 euro per stampa e rilegatura, la spesa complessiva salirebbe a 32 euro, con un risparmio di 8 euro. Sono cifre ipotetiche, utili a mostrare il meccanismo; ogni confronto reale richiederebbe prezzi effettivi e condizioni equivalenti.

La possibilità di stampare aggiunge flessibilità. Alcuni studenti potrebbero scegliere la lettura digitale, altri preferire una copia su carta, altri ancora continuare ad acquistare il volume editoriale tradizionale. Il valore dell’intervento sta nell’allargamento delle opzioni. Rendere disponibile un file stampabile permette inoltre di separare più chiaramente il pagamento del contenuto dalla scelta del supporto sul quale utilizzarlo.
Il prezzo digitale e il valore del lavoro editoriale
La seconda obiezione dell’AIE contiene un punto corretto. Un libro richiede lavoro intellettuale, progettazione didattica e revisione. Queste attività conservano il proprio valore anche quando il risultato viene distribuito come file. La preparazione di un’edizione digitale comporta a sua volta spese tecniche e organizzative. Ridurre l’intero lavoro editoriale alla carta utilizzata sarebbe una semplificazione insostenibile.
Da questa premessa, tuttavia, resta da dimostrare quale prezzo sia necessario per remunerare adeguatamente quel lavoro. Una copia digitale evita la produzione materiale e la movimentazione di quella specifica copia cartacea. I costi di progettazione dell’opera rimangono, mentre cambia la struttura dei costi di distribuzione. È proprio questa differenza che rende ragionevole chiedere un vantaggio economico riconoscibile per chi sceglie il formato digitale.
La percentuale del 50% richiede una verifica economica seria. Dalla semplice assenza della stampa sarebbe arbitrario dedurre che ogni editore possa dimezzare il prezzo mantenendo invariati tutti i propri equilibri. Titoli con pubblici diversi possono avere costi e volumi di vendita molto differenti. Il sostegno alla proposta deve quindi accompagnarsi alla richiesta di dati sui costi, sulle vendite e sui margini delle diverse tipologie di manuale.
Questo confronto offrirebbe una base concreta per discutere eventuali correttivi, tempi di adeguamento e modalità applicative. La formula generale secondo cui il digitale a prezzo ridotto danneggerebbe inevitabilmente tutta la filiera è invece insufficiente. Per valutarla servono numeri e scenari verificabili. L’interesse degli studenti giustifica che la discussione parta dalla disponibilità di un’edizione economicamente accessibile, mantenendo aperto il confronto sugli strumenti necessari a renderla sostenibile.
Lo stesso ragionamento vale per autori e collaboratori. La tutela della loro remunerazione merita attenzione specifica. Un prezzo inferiore può ridurre il ricavo per singola vendita; l’esito complessivo dipende anche dai contratti e dalle quantità acquistate. Una maggiore diffusione delle edizioni digitali potrebbe contribuire a compensare parte della riduzione, senza alcuna garanzia automatica. Occorre verificare questi effetti e impedire che l’adeguamento venga scaricato meccanicamente sui compensi di chi produce i contenuti.
Difendere il lavoro editoriale significa anche interrogarsi sull’efficienza del modello con cui quel lavoro raggiunge gli studenti. La qualità di un manuale dipende dalla competenza degli autori e dalla cura della sua realizzazione. Il mantenimento di ogni passaggio commerciale nella forma attuale è una questione distinta. Il settore dovrebbe poter evolvere attraverso servizi utili e modalità di distribuzione più adatte alle possibilità offerte dal digitale.
Le criticità del digitale rilevate dall’Antitrust
A rafforzare la necessità di intervenire è il quadro descritto dall’Antitrust. Nel comunicato del 12 gennaio 2026 sulla conclusione dell’indagine nell’editoria scolastica, l’Autorità rileva che oltre il 95% delle classi adotta libri in formato misto cartaceo e digitale, mentre risulta attivato soltanto il 16% delle licenze digitali. Segnala inoltre ostacoli legati alle condizioni di licenza e alla scarsa interoperabilità delle piattaforme. Questi dati riguardano il comparto scolastico e vanno tenuti distinti da quello universitario.
Il dato sulle attivazioni, preso isolatamente, lascia aperte diverse spiegazioni. Può riflettere abitudini didattiche, preferenze degli studenti e difficoltà nell’utilizzo dei servizi. La lettura più utile è quindi prudente. L’inclusione di una componente digitale nel prodotto acquistato offre scarse garanzie sulla sua effettiva utilità. Per produrre valore, quella componente deve essere accessibile, comprensibile nelle condizioni d’uso e concretamente utilizzabile.
La stessa Autorità riferisce che, durante l’indagine, i principali editori avevano manifestato disponibilità a rivedere le condizioni per permettere la stampa dei contenuti, accessi più prolungati e riattivazioni delle licenze a costi ridotti. La possibilità di stampare un libro digitale si inserisce dunque in un tema già discusso con il settore. Questo precedente lascia spazio a un confronto operativo sulle modalità della nuova proposta.

La copia personale e le condizioni della licenza
Anche l’obiezione relativa al diritto d’autore richiede precisione. Il meccanismo proposto parte dall’acquisto di una licenza e circoscrive la stampa a una copia personale. Il contenuto conserva una remunerazione e la diffusione verso terzi resta vietata. Il confronto dovrebbe quindi concentrarsi sulla disciplina di questo utilizzo, sul suo coordinamento con la normativa applicabile e sulle garanzie necessarie a renderlo gestibile.
Una licenza che consente di studiare sullo schermo e ottenere una copia cartacea può essere una soluzione ragionevole. Il pagamento copre l’accesso all’opera; la stampa permette di scegliere un diverso supporto per lo stesso utilizzatore. Equiparare automaticamente questa facoltà a una svalutazione del lavoro intellettuale significa trascurare il rapporto tra prezzo, diritti concessi e utilità del prodotto acquistato.
La limitazione alla copia personale comporta comunque una differenza importante rispetto all’acquisto di un volume destinato a circolare sul mercato dell’usato. La proposta vieta la cessione della copia stampata. Anche questo elemento deve entrare nel confronto di convenienza. Un consumatore informato deve conoscere sia il risparmio iniziale sia le possibilità d’uso che accompagnano ciascuna versione.
Il confronto con editori e librerie
La critica al mancato confronto preventivo merita ascolto. Una misura che incide sui modelli commerciali dovrebbe essere discussa con chi realizza e distribuisce i libri, insieme agli studenti e alle famiglie. L’esame parlamentare offre però uno spazio per svolgere questo lavoro. La richiesta più produttiva sarebbe contribuire a definire condizioni chiare, invece di assumere la cancellazione come unico esito accettabile.
Il valore delle librerie e delle professionalità della filiera può essere tutelato attraverso strumenti coerenti con l’evoluzione della domanda. Assistenza all’acquisto e servizi di stampa autorizzata potrebbero entrare in nuovi modelli commerciali, da valutare nella loro sostenibilità. Sarebbe improprio promettere che ogni attività manterrà automaticamente gli stessi ricavi. Sarebbe altrettanto discutibile chiedere agli studenti di rinunciare a un’opzione più economica per conservare ogni equilibrio esistente.
Le condizioni per un’applicazione efficace
Il giudizio favorevole sulla proposta deve tradursi anche in richieste precise per la sua attuazione. La prima riguarda il prezzo di riferimento. Un rapporto percentuale perde efficacia se il listino cartaceo cresce in modo tale da assorbire il vantaggio del digitale. Per questa ragione sarebbe utile monitorare i prezzi effettivi delle due versioni e la loro evoluzione nel tempo. Si tratta di una precauzione da incorporare nel sistema, evitando accuse preventive verso gli operatori.
La seconda riguarda ciò che lo studente riceve. Il confronto deve avvenire tra edizioni realmente corrispondenti, con tutti i contenuti necessari per seguire il programma. La riduzione di prezzo perderebbe valore se l’utilizzo didattico completo richiedesse acquisti aggiuntivi inevitabili. Le condizioni commerciali dovrebbero essere comprensibili prima del pagamento, rendendo evidente quali materiali sono inclusi e quali eventuali servizi vengono venduti separatamente.
La terza riguarda l’esperienza d’uso. Il formato stampabile dovrebbe essere leggibile sui dispositivi compatibili, adatto alla consultazione e organizzato per una riproduzione corretta. Le regole tecniche dovrebbero gestire gli errori di stampa, evitando che un inceppamento o un’interruzione rendano inutilizzabile il diritto acquistato. Anche la durata dell’accesso e le modalità di conservazione del file dovrebbero essere esplicitate con chiarezza. Sono aspetti che determinano il valore reale del prodotto.
Resta essenziale preservare la possibilità di studiare su carta. Il vantaggio economico del digitale dipende anche dalla disponibilità di strumenti adeguati e dalle esigenze individuali. Per chi deve acquistare un dispositivo appositamente, il bilancio cambia. Una politica efficace dovrebbe quindi affiancare l’offerta più economica a interventi di accesso ai dispositivi e mantenere un confronto trasparente con il cartaceo nuovo e usato. La libertà di scelta rende la misura più utile.
L’iter legislativo e la direzione dell’intervento
Le tempistiche richiedono infine attenzione. Come evidenzia la ricostruzione della disposizione, sono previsti un decreto attuativo e una decorrenza legata all’anno scolastico o accademico successivo a quello in corso alla sua entrata in vigore. L’applicazione dal 2027/2028 dipenderebbe dall’approvazione della norma e dai tempi del decreto. Per le nuove adozioni scolastiche, la conformità alle condizioni previste diventerebbe un requisito. L’iter può ancora modificare questo impianto.
La direzione resta giusta. Uno studente dovrebbe poter accedere allo stesso contenuto didattico attraverso un’edizione digitale con un vantaggio economico apprezzabile e condizioni d’uso comprensibili. Gli editori hanno titolo per chiedere sostenibilità, regole applicabili e tutela del lavoro. Le famiglie hanno titolo per chiedere che le possibilità del digitale producano un beneficio riconoscibile anche sul prezzo.
Il Parlamento dovrebbe lavorare su questo equilibrio, verificando la soglia proposta e correggendo le modalità che potrebbero indebolirne l’efficacia. Cancellare tutto significherebbe rinunciare in partenza a una possibilità concreta di rendere lo studio più accessibile. L’AIE potrebbe contribuire molto di più aiutando a costruire una buona applicazione della misura. La qualità dei libri merita una remunerazione adeguata. L’accesso degli studenti a quei libri merita la stessa attenzione.
Fonti e documentazione
- Associazione Italiana Editori, comunicato del 2 novembre 2026 sulla richiesta di cancellare la disposizione relativa ai libri digitali scolastici e universitari.
- Presidenza della Repubblica, atto del 30 ottobre 2026 relativo al disegno di legge di Bilancio per il 2027 e al bilancio pluriennale 2027-2029.
- Tecnica della Scuola, ricostruzione dell’articolo 105, con i passaggi riguardanti prezzo, stampa, nuove adozioni e decorrenza.
- Orizzonte Scuola, approfondimento del 31 ottobre 2026 sulle condizioni della licenza e sulla stampa della copia personale.
- Avvenire, articolo del 2 novembre 2026 con le dichiarazioni dell’AIE e le obiezioni delle associazioni della filiera.
- Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, comunicato del 12 gennaio 2026 sulla conclusione dell’indagine nell’editoria scolastica; rapporto finale dell’indagine IC57, in particolare la sezione sulla separazione tra scelta, pagamento e utilizzo dei libri scolastici.

