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Visioni parallele di Altman e Deutsch sull’intelligenza artificiale generale

Contenuto sviluppato con intelligenza artificiale, ideato e revisionato da redattori umani.
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Sam Altman e David Deutsch affrontano il tema dell’intelligenza artificiale generale muovendosi da punti di vista che si completano a vicenda, offrendo un quadro di come si possa pensare a questa prospettiva futura. Altman racconta di considerare The Beginning of Infinity il suo libro preferito per la lucidità concettuale e perché nei primi capitoli individua un’idea forte di progresso umano, utile per capire come inserire l’arrivo di sistemi sempre più avanzati nel percorso complessivo della conoscenza. Secondo lui, l’intelligenza artificiale amplia le attività umane, introduce possibilità nuove, stimola la curiosità e allarga l’orizzonte di ciò che possiamo esplorare. Per Altman, questo è il cuore della rivoluzione in corso: una tecnologia che si innesta sulla nostra creatività e ne potenzia la portata.

Deutsch prende la parola sottolineando che non esiste un vero contrasto con la visione di Altman, pur riconoscendo che più volte in passato le sue convinzioni sono state messe in discussione dall’evoluzione tecnologica. Ammette di aver creduto per molto tempo che nessun programma potesse sostenere una conversazione generale su temi vari senza essere una vera intelligenza artificiale generale. L’esperienza con ChatGPT lo ha portato a rivedere questa convinzione: il sistema è in grado di dialogare in modo fluido perché attinge a un archivio vastissimo di testi e conoscenze, pur restando lontano dall’avere la capacità di produrre creatività esplicativa. Secondo Deutsch, qui sta il punto essenziale: l’attuale generazione di modelli non raggiunge ancora la soglia per cui si possa parlare di un’AGI, e confondere questi strumenti con un’intelligenza generale rischia di essere fuorviante.

Nella sua argomentazione, Deutsch richiama anche un aspetto filosofico. Non esiste, a suo giudizio, un test universale in grado di distinguere un’intelligenza generale da sistemi più ristretti. Il gioco dell’imitazione di Turing non fornisce una risposta definitiva, perché un’intelligenza generale dovrebbe poter scegliere se rispondere o meno, mentre gli attuali modelli vengono valutati su compiti chiusi e benchmark prestabiliti. Questa differenza appare evidente se si considera che l’intelligenza implica la capacità di fornire risposte, scegliere quali problemi affrontare, decidere quali strumenti utilizzare e costruire spiegazioni coerenti. Per lui, i criteri di valutazione oggi in uso non riescono a catturare questa dimensione.

Altro punto chiave riguarda la distinzione tra la parte “meccanica” della ricerca e la parte “creativa”. Deutsch osserva che molte attività che richiedono tempo e fatica possono essere delegate alle macchine, ma resta un nucleo di intuizione che al momento è ancora umano. Per spiegarsi, introduce il concetto di “biografia cognitiva”: quando attribuiamo una scoperta a uno scienziato, come nel caso della relatività a Einstein, lo facciamo perché conosciamo il percorso che lo ha portato a quella teoria, le difficoltà superate, i ragionamenti compiuti. Allo stesso modo, un’intelligenza artificiale potrà essere riconosciuta come veramente generale solo quando sarà in grado di mostrare il percorso che l’ha condotta a una spiegazione nuova e convincente.

Altman propone un esempio concreto per chiarire meglio il punto emerso dal ragionamento di Deutsch: immaginare che una futura versione di un modello riesca a formulare una teoria della gravità quantistica, accompagnata da una descrizione dettagliata dei passaggi logici e concettuali che hanno portato a quel risultato. Deutsch commenta che uno scenario del genere sarebbe sufficiente per considerare quel sistema un serio candidato ad AGI, perché non si tratterebbe soltanto di fornire una risposta giusta, ma di rendere comprensibile l’intero percorso che ha permesso di arrivarci. La trasparenza del processo è, per lui, la prova decisiva.

Altman insiste sulla visione di un’intelligenza artificiale intesa come estensione delle facoltà umane, capace di moltiplicare ciò che siamo in grado di fare e di stimolare nuove forme di curiosità e conoscenza. Deutsch, invece, pone la soglia più in alto: un’AGI non può limitarsi a emulare conversazioni e risolvere compiti, deve essere capace di creare nuove spiegazioni e di raccontare la propria “biografia cognitiva” in modo coerente e verificabile. Solo in quel momento, sostiene, potremo parlare di un vero passaggio all’AGI con tutte le implicazioni che un cambiamento di questa portata comporta.